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Legge 104 e invalidità civile, attenzione alle differenze: quale delle due potresti avere

InvaliditàIl malinteso più comune su Legge 104 e invalidità (e le sentenze che lo smentiscono) - velaincampania.it

In Italia molti confondono lo status di invalido con quello di persona con handicap: ecco cosa prevede davvero la normativa e quando spettano i benefici.

In Italia i termini “invalido civile” e “portatore di handicap” vengono spesso usati come sinonimi, ma si tratta di due status giuridici distinti, che rispondono a logiche, tutele e accertamenti differenti. Questa confusione può generare aspettative errate nei cittadini che si avvicinano per la prima volta al sistema di assistenza socio-sanitaria, con il rischio di non ottenere i benefici richiesti o di presentare domande incomplete. Capire bene cosa distingue l’invalidità civile dalla Legge 104/1992 è quindi essenziale per orientarsi correttamente e far valere i propri diritti.

Il punto centrale è che mentre l’invalidità misura una perdita di capacità lavorativa, la Legge 104 valuta l’effetto di quella perdita sulla vita sociale e relazionale della persona. Le commissioni mediche INPS, infatti, effettuano due valutazioni separate, che possono portare a risultati non coincidenti.

Cosa prevede l’invalidità civile e come si calcola il punteggio

L’invalidità civile è regolata principalmente dalla Legge 118/1971 e rappresenta una valutazione medico-legale quantitativa della riduzione permanente della capacità lavorativa, dovuta a una o più patologie. Questa valutazione viene espressa in percentuali, assegnate in base a tabelle ministeriali.

Il punteggio ottenuto non ha solo valore simbolico: consente l’accesso a prestazioni economiche e sanitarie, secondo un sistema a soglie. Ecco alcuni riferimenti chiave:

  • con il 67% di invalidità si ottiene l’esenzione totale dal ticket sanitario;

  • con il 74%, e in presenza di requisiti reddituali e assenza di lavoro, si può ottenere l’assegno mensile di assistenza;

  • con il 100%, si ha diritto alla pensione di inabilità civile.

L’invalidità civile, dunque, fotografa una condizione funzionale, ma non tiene conto dell’impatto della patologia sulla vita quotidiana o relazionale.

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Il malinteso più comune su Legge 104 e invalidità (e le sentenze che lo smentiscono) – velaincampania.it

È quindi possibile ottenere un’alta percentuale di invalidità e non vedersi riconosciuto alcun diritto legato alla Legge 104. Una distinzione confermata anche dalla giurisprudenza: il Tribunale di Trani, nella sentenza n. 953 del 6 maggio 2024, ha respinto una richiesta di benefici 104 nonostante l’invalidità fosse superiore all’80%, perché mancavano le condizioni di svantaggio sociale previste dalla legge.

Cosa valuta davvero la Legge 104 e quando scatta l’handicap “grave”

La Legge 104 del 1992, invece, si basa su una valutazione qualitativa, fondata sul modello bio-psico-sociale. Non si misura una percentuale, ma si analizza quanto la condizione di salute incida sulla possibilità della persona di partecipare alla vita sociale, scolastica o lavorativa.

Il riconoscimento dello status di “persona con handicap” avviene ai sensi dell’art. 3, comma 1, quando vi è una minorazione fisica, psichica o sensoriale che crea difficoltà di relazione, apprendimento o integrazione.

Il vero spartiacque, però, è l’art. 3, comma 3, che definisce la condizione di handicap grave: quella in cui la persona ha una ridotta autonomia personale, tale da necessitare un intervento assistenziale permanente e continuativo. Solo in presenza di questo riconoscimento si ha diritto, ad esempio, ai permessi lavorativi retribuiti e ad altre agevolazioni familiari.

Anche in questo caso la giurisprudenza è molto chiara. Nella sentenza n. 2243 del 20 novembre 2024, il Tribunale di Salerno ha negato l’handicap grave a una persona con invalidità all’85%, perché la condizione non comportava un’assistenza continua.

La Legge 104, infatti, non scatta in automatico al superamento di una soglia percentuale. Le commissioni INPS svolgono due valutazioni separate: è possibile che una persona con l’80% di invalidità non sia riconosciuta come portatrice di handicap, oppure che una persona con una bassa percentuale di invalidità ottenga il riconoscimento 104, se la patologia ha forte impatto sulla vita sociale.

Una delle sentenze più emblematiche è quella del Tribunale di Bari (n. 289 del 25 gennaio 2024), che ha riconosciuto il 60% di invalidità civile a una cittadina ma ha negato lo status di handicap, escludendo così tutti i benefici legati alla 104.

Un unico punto di contatto tra i due istituti è previsto dall’art. 21 della Legge 104: chi ha il riconoscimento di handicap (anche non grave) e un’invalidità superiore ai due terzi (67%), ha priorità nella scelta della sede di lavoro disponibile. Ma non ha diritto ai permessi se non è presente la gravità. La sentenza del Tribunale di Foggia n. 3363 del 6 dicembre 2024 lo ha ribadito: priorità sì, permessi no.

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